Quando un imprenditore valuta per la prima volta l’idea di aprire un conto bancario in una giurisdizione estera, di solito parla di “aprire un conto internazionale”.

In realtà esistono due prodotti diversi: premium banking e private banking

Servono scopi diversi e hanno soglie di accesso diverse. Capire la differenza è il primo passo per non aprire il conto sbagliato nella giurisdizione sbagliata, e per non pagare commissioni che, su patrimoni significativi, valgono migliaia di euro l’anno.

Un “conto internazionale” è semplicemente un conto bancario aperto in una giurisdizione diversa da quella di residenza del titolare. Il termine “offshore” che a volte si usa per indicare lo stesso strumento ha lo stesso significato neutro, anche se l’immaginario collettivo lo associa erroneamente a strutture opache.

Quello che cambia, una volta dentro, è la categoria di prodotto bancario che si apre.

Per chi vuole avere capitali parcheggiati in modo sicuro in un’altra giurisdizione, operare bonifici internazionali e gestire la liquidità di un’attività con respiro globale, lo strumento giusto è il premium banking.

Per chi ha un patrimonio liquido significativo e vuole farlo gestire o gestirlo attivamente in un contesto bancario solido, lo strumento giusto è il private banking.

Alcune giurisdizioni offrono entrambi, e alcuni istituti accompagnano il cliente dall’uno all’altro nel tempo. In qualche caso ha senso aprire un conto premium come “operativa” e uno private come “investimento”, in due giurisdizioni differenti.

Premium banking: quando ha senso, dove si apre, quanto costa

Il premium banking è la versione “alta” del conto corrente bancario standard. Non è la stessa cosa di un retail account (lo stipendio, i pagamenti correnti, la carta di debito), ma non è nemmeno gestione patrimoniale: è un conto pensato per chi ha disponibilità sopra una certa soglia e vuole servizi più strutturati di un conto retail, senza necessariamente attivare i servizi di investimento.

Le giurisdizioni più gettonate per il premium banking internazionale sono il Regno Unito, Jersey, l’Isola di Man, e la Svizzera (limitatamente alle banche cantonali, perché la quasi totalità degli istituti svizzeri di rilievo opera in regime di solo private banking).

Il deposito minimo per accedere al premium banking si aggira tipicamente intorno ai 50.000-100.000 nella valuta locale (sterline, euro, franchi svizzeri o dollari, secondo l’istituto).

Sulle commissioni, ecco cosa aspettarsi voce per voce.

Fee sul primo deposito. Un istituto premium standard applica una commissione una tantum sul primo deposito, di solito intorno ai 500 euro (in alcuni casi fino a 1.000). Per i clienti introdotti via GloboBanks questa fee viene abbattuta a zero o ridotta in modo sostanziale (nei casi peggiori, da 1.000 scende a circa 150).

Mantenimento mensile del conto. È la voce più ricorrente: tipicamente 50-100 euro al mese per un conto premium di un istituto di un certo calibro. Su questa voce, una nota onesta: non è una commissione che il nostro team riesce sempre ad azzerare nel premium. Riusciamo ad abbassarla, ma molti istituti la mantengono fissa. 

(Stiamo notando però una tendenza positiva: parecchi istituti la stanno azzerando per tutti, indipendentemente dal canale di introduzione, perché si rendono conto che anche il cliente con milioni di euro non ha alcun piacere a pagare 1.000 euro l’anno solo per tenere il conto aperto.)

Commissioni sui bonifici e sulle operazioni. Qui arriva la voce che la maggior parte dei clienti non considera al momento dell’apertura, e che invece è la più impattante. Molti istituti applicano commissioni percentuali su bonifici e operazioni anche per importi rilevanti. Lo 0,001% su un bonifico di 1 milione di euro è una decina di euro: trascurabile. L’1% sullo stesso bonifico è 10.000 euro: significativo. La differenza tra le due strutture commissionali, su volumi importanti, è il vero ROI dell’introduzione bancaria.

Se hai un patrimonio liquido significativo e stai valutando una struttura bancaria internazionale, ma non sai se la categoria giusta per il tuo profilo è premium banking, private banking o un setup combinato in più giurisdizioni, il primo passo è un’analisi preliminare gratuita del caso con il team di GloboBanks per fare chiarezza prima di muovere qualunque passo operativo. Fissala qui.

Private banking: quando ha senso, dove si apre, quanto costa

Il private banking è la versione “patrimoniale” del rapporto bancario.  Il conto private esiste per investire i capitali. Aprirlo solo per parcheggiare liquidità è un errore di matching col prodotto: la struttura tariffaria è pensata per chi muove e fa lavorare il patrimonio, non per chi lo lascia fermo.

Le giurisdizioni dove il private banking internazionale è più sviluppato sono la Svizzera in primis, poi Singapore, Lussemburgo, il Principato di Monaco, il Regno Unito, Jersey e l’Isola di Man, e in casi specifici Panama.

Il deposito minimo varia molto per istituto e giurisdizione. In autonomia parliamo tipicamente di:

  • 100.000 per i private “leggeri” in giurisdizioni come Panama,
  • 1-2 milioni per istituti privati di medio livello in Svizzera o Singapore,
  • 5 milioni e oltre per i top global del settore in determinate giurisdizioni.

Tramite introduzione bancaria, le stesse soglie si abbassano in modo significativo. GloboBanks lavora con clientela che parte da 250.000 (con alcuni istituti partner anche meno), e nelle giurisdizioni e istituti di rilievo accede a condizioni che in autonomia richiederebbero patrimoni 5-10 volte superiori.

Sulle commissioni del private banking, la differenza tra autonomia e introduzione è ancora più ampia che nel premium.

Mantenimento del conto. Un istituto private di alto livello applica tipicamente 3.000-5.000 franchi (o euro, o dollari) all’anno per il mantenimento del conto. Per i clienti introdotti, questa voce viene azzerata nella quasi totalità degli istituti partner.

Gestione patrimoniale. La fee standard si aggira intorno all’1,5%-2% annuo. Per i clienti introdotti, viene rinegoziata in un range tipico di 0,4%-0,8% (in casi specifici anche 0,3%). Su un patrimonio di 1 milione di euro, parliamo della differenza tra 15.000-20.000 euro l’anno e 4.000-8.000 euro l’anno: ogni anno, per tutta la durata del rapporto.

Fee di acquisto e vendita su investimenti. Punto critico che pochi conoscono prima di aprire: la maggior parte degli istituti private applica una commissione di 100-200 euro per ogni operazione di acquisto o vendita di strumenti finanziari. Su un piano di accumulo regolare (per esempio 50.000 euro al mese in un ETF), parliamo di 1.200-2.400 euro l’anno solo per fare le operazioni. Per i clienti introdotti queste fee vengono rimosse.

Fee sulla liquidità parcheggiata. Nel 95% degli istituti partner non c’è alcuna commissione sulla liquidità non investita. Se un cliente deposita 1 milione e ne investe 500.000, gli altri 500.000 restano sul conto senza generare alcun costo.

Commissioni sul cambio valuta. Qui c’è uno dei vantaggi più sottovalutati. Una megabank applica tipicamente 0,5%-1% per il cambio valuta: su 1 milione di euro convertiti in dollari, parliamo di 5.000-10.000 euro per una singola operazione. Per dare un termine di paragone: la stessa operazione attraverso un istituto private partner di GloboBanks costa di solito qualche centinaio di euro. Sono ordini di grandezza in meno.

Le fintech come Wise o Revolut vengono spesso percepite come la soluzione più economica per il cambio valuta, ma sui volumi che gestiamo per i nostri clienti applicano commissioni più alte degli istituti private partner, oltre ad avere limiti operativi e di tutela dei depositi che le rendono inadatte al ruolo di canale principale.

Come si combinano le giurisdizioni e la logica multi-conto

Una struttura bancaria internazionale matura raramente vive su un solo conto in un solo paese.

Un imprenditore con 1 milione di euro di patrimonio liquido, per esempio, raramente lo concentra tutto su un unico conto private. 

La logica più razionale per quel profilo è una distribuzione: 300.000 in Svizzera per la solidità storica del sistema, 300.000 a Singapore per l’esposizione al sistema bancario asiatico (che funziona in modo strutturalmente diverso da quello europeo, e quindi diversifica il rischio regolatorio), 300.000 in una giurisdizione complementare come il Principato di Monaco. Tre conti private aperti contemporaneamente in tre giurisdizioni diverse, ognuna con la propria solidità intrinseca.

In autonomia questa configurazione richiederebbe milioni di deposito iniziale per ognuno dei tre istituti. Il totale risulterebbe inarrivabile per alcuni profili. 

Tramite introduzione, gli stessi tre conti si possono aprire ognuno con 250-300K, totale 750K-900K, che è esattamente la liquidità che il cliente ha disposizione.

Una nota onesta su quando il private banking non ha senso

Se il deposito disponibile è sotto i 200-250K, il private banking di solito non è la scelta giusta: i numeri non quadrano, e il premium banking in una buona giurisdizione fa lo stesso lavoro a costi più bassi.

Se l’obiettivo è “tenere capitali parcheggiati senza muoverli”, il premium è di nuovo più adatto: il private banking è costruito per chi investe, e le sue tariffe sono pensate per quel modello di rapporto.

E in alcuni casi specifici (residenza in giurisdizioni con scrutinio internazionale alto, profili che la banca non considera compatibili con il proprio profilo di rischio), nemmeno l’introduzione formale apre la porta. In quei casi GloboBanks lo dice prima, non dopo aver fatto pagare un servizio.

Vuoi capire qual è la struttura bancaria internazionale giusta per il tuo profilo?

Il primo passo è un’analisi preliminare gratuita del caso, telefonica, con un consulente del team di GloboBanks. Serve a capire se per il tuo profilo specifico ha senso premium banking, private banking o un setup combinato, in quali giurisdizioni, prima ancora di entrare in qualunque dettaglio operativo.

Da quell’analisi escono, con dettagli concreti:

  • se per il tuo profilo ha più senso premium banking, private banking, o un setup combinato,
  • in quali giurisdizioni ha senso aprire i conti, e in quali combinazioni se il setup è multi-paese,
  • il deposito minimo realistico per ognuno degli istituti compatibili,
  • tutte le commissioni che effettivamente pagherai voce per voce, dopo la negoziazione tramite il nostro canale,
  • le tempistiche concrete di apertura per la tua giurisdizione di residenza.

Provare in autonomia, soprattutto se l’obiettivo è una struttura multi-istituto, ti può costare:

  • depositi minimi richiesti molto più alti del necessario, che possono compromettere l’intera configurazione,
  • commissioni standard sull’investimento e sulle operazioni che, anno dopo anno, valgono decine di migliaia di euro,
  • combinazioni di giurisdizioni costruite “a sentimento” invece che sulla base di criteri di solidità reali,
  • mesi di processo con esiti incerti, e rifiuti che restano tracciati nel sistema interbancario.

Scrivi a questo link per prenotare la tua analisi preliminare.