Tre notizie, tre settimane, tre nomi diversi. Lo stesso problema di fondo.

Il 2 aprile 2026, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato – l’Antitrust italiano – ha comminato a Revolut una sanzione complessiva di oltre 11 milioni di euro per pratiche commerciali scorrette. 

Il 13 aprile, Bnext ha chiuso i conti di tutti i suoi clienti consumer, passando a fare tutt’altro.

E pochi mesi prima, ad agosto 2025, la Banca Centrale olandese aveva inflitto a Bunq una multa di 2,6 milioni di euro per gravi carenze nei controlli antiriciclaggio – la terza volta in pochi anni che lo stesso istituto veniva sanzionato per gli stessi motivi.

Chi ha guardato queste notizie come episodi separati ha perso la cosa più importante: non sono episodi separati. Sono sintomi dello stesso fenomeno strutturale.

Analisi dei tre casi di multe bancarie fintech, cosa significano pe te?

Revolut e l’Antitrust italiano. 

La sanzione dell’AGCM è articolata in tre blocchi distinti, ognuno dei quali racconta qualcosa di diverso.

Il primo – 5 milioni di euro – riguarda i messaggi ingannevoli sugli investimenti “zero commissioni”: Revolut promuoveva l’assenza di costi senza comunicare adeguatamente l’esistenza di commissioni aggiuntive, spread nascosti e limitazioni operative. Le condizioni reali emergevano solo dopo che l’utente era già dentro al prodotto.

Il secondo blocco – altri 5 milioni – riguarda la gestione dei conti di pagamento: secondo l’Antitrust, Revolut non forniva informazioni adeguate su quando, come e perché un conto poteva essere limitato o bloccato. 

Il terzo – 1,5 milioni – riguarda il tema dell’IBAN italiano: Revolut opera con IBAN lituano (iniziali LT), non italiano (IT), e non comunicava chiaramente ai propri clienti cosa questo comportasse in termini di rifiuti dai sistemi di pagamento italiani, né spiegava i requisiti reali per ottenere eventualmente un IBAN italiano in sostituzione.

Bnext e la chiusura dei conti consumer. 

La fintech spagnola, fondata nel 2017 e arrivata ad avere centinaia di migliaia di clienti retail, ha annunciato la chiusura di tutti i conti personali a partire dal 13 aprile 2026. Gli utenti hanno avuto pochi giorni per svuotare i fondi – o perderli nel processo di rimborso. La società si è poi riposizionata come fornitore di infrastruttura finanziaria B2B.

Non è un fallimento nel senso tecnico del termine, ma qualcosa che per molti clienti ha conseguenze pratiche equivalenti: i soldi bloccati, i pagamenti automatici interrotti, la necessità urgente di aprire un conto alternativo nel giro di 72 ore. 

Bunq e la multa AML ripetuta. 

La neobank olandese – spesso presentata come una delle fintech europee “più serie” – è stata sanzionata dalla Banca Centrale dei Paesi Bassi per 2,6 milioni di euro per gravi carenze nei controlli antiriciclaggio

Non è la prima volta: tra il 2018 e il 2023, la stessa autorità aveva già condotto cinque ispezioni su Bunq, identificando in quattro casi su cinque violazioni gravi. 

Il pattern comune: perché succede e come tutelarti dai disservizi delle banche online

Il modello di business delle fintech è costruito sull’acquisizione di clienti a costo marginale basso: niente filiali, niente personale fisico, onboarding digitale in pochi minuti, IBAN in 24 ore. 

Questo modello funziona benissimo per scalare, ma molto meno bene per gestire il livello di compliance che i regolatori europei si aspettano da qualsiasi soggetto che maneggi il denaro dei consumatori.

Le banche tradizionali hanno costruito le proprie infrastrutture di compliance nel corso di decenni – spesso in risposta a scandali, sanzioni, processi. 

Hanno uffici legali con centinaia di persone, sistemi di monitoraggio delle transazioni calibrati su milioni di casi reali, procedure di due diligence elaborate attraverso anni di dialogo con le autorità di vigilanza. È un’infrastruttura costosa, lenta, a volte frustrante per il cliente – ma solida.

Le fintech replicano la parte visibile di quella struttura – l’app, l’interfaccia, il conto – senza avere ancora costruito la parte invisibile: la profondità operativa della compliance

E quando arriva un’ispezione regolamentare approfondita, o un volume di clienti che supera la capacità reale di gestione, quella fragilità strutturale diventa visibile.

C’è poi un secondo livello che riguarda direttamente chi usa questi servizi. 

Quando una banca tradizionale blocca un conto, ci sono procedure precise, tempi garantiti, un interlocutore fisico, obblighi di comunicazione regolamentati. 

Quando una fintech blocca un conto – come documentato in migliaia di segnalazioni arrivate ad Altroconsumo e a Bankitalia negli ultimi anni – il cliente si trova spesso a interagire con un chatbot, ad attendere giorni per una risposta via email, e a non ricevere spiegazioni soddisfacenti su cosa sia successo e quando i fondi torneranno disponibili.

Se stai usando una fintech come conto principale per i tuoi capitali, o se hai dubbi sulla solidità dell’istituto che gestisce i tuoi fondi, il team di GloboBanks offre una prima consulenza gratuita per valutare le alternative più solide disponibili oggi – banche vere, con licenza bancaria piena, storia centenaria e presenza fisica.

La differenza strutturale tra fintech e banche tradizionali

C’è una distinzione fondamentale che il marketing fintech ha contribuito ad offuscare negli ultimi anni, e vale la pena renderla esplicita.

Una banca tradizionale con licenza bancaria piena è soggetta a requisiti patrimoniali stringenti: deve mantenere riserve di capitale proporzionate ai depositi, è sottoposta a ispezioni regolari da parte delle autorità di vigilanza nazionali, partecipa ai sistemi di garanzia dei depositi e ha obblighi di comunicazione dettagliati verso i clienti e verso i regolatori.

Molte fintech e neobank operano invece come istituti di pagamento o istituti di moneta elettronica, categorie regolamentate in modo significativamente diverso. 

Non sono tenute a mantenere le stesse riserve patrimoniali, i loro fondi non sono sempre protetti dai sistemi di garanzia dei depositi nazionali allo stesso modo, e il perimetro delle verifiche cui sono sottoposte è storicamente meno intenso.

Questo non significa che le fintech siano necessariamente pericolose per i piccoli importi quotidiani. 

Significa che non sono costruite per gestire patrimoni significativi – e che chi le usa come punto principale di deposito per capitali rilevanti sta assumendo un rischio strutturale spesso non percepito.

Cosa cambia per chi usa questi servizi oggi

Per chi usa Revolut, Bunq o N26 per le spese operative quotidiane – abbonamenti, piccoli pagamenti, transazioni veloci – il quadro non è allarmante. Questi strumenti fanno quello per cui sono stati progettati, e lo fanno discretamente.

Il problema è un altro. 

Negli ultimi mesi abbiamo ricevuto chiamate da imprenditori che usavano queste piattaforme come conto principale, ci transitavano decine o centinaia di migliaia di euro, e si sono ritrovati con i fondi bloccati, con richieste di documentazione con scadenze di 48 ore, o con il conto chiuso senza una spiegazione che avesse senso. 

Erano imprenditori strutturati, con attività legittime, che avevano semplicemente scelto lo strumento sbagliato per importi che quello strumento non è costruito per gestire.

Per questo GloboBanks esiste.

Negli anni abbiamo aperto oltre 450 conti bancari per imprenditori, professionisti e famiglie in tutto il mondo, con oltre 90 milioni di euro transitati attraverso istituzioni bancarie internazionali. 

Lavoriamo con banche con licenza bancaria piena: istituti privati svizzeri con secoli di storia, banche americane di primo livello che aprono conti solo su referenza diretta, istituti a Singapore, UK e Panama selezionati sulla base della solidità regolamentare prima ancora che dell’offerta di servizi. 

Istituti dove esiste un relationship manager con un nome, un numero diretto, e una conoscenza reale della tua situazione.

La differenza pratica per chi apre un conto attraverso GloboBanks:

  • Un interlocutore reale, non un chatbot. Se hai un problema, chiami una persona che conosce già il tuo profilo e la storia del tuo conto.
  • Garanzie sui depositi chiare e strutture di compliance costruite nel corso di generazioni, non aggiornate in fretta per rispettare le nuove normative europee sotto pressione dei regolatori.
  • Accesso a prodotti che le fintech non offrono: linee di credito, carte premium, gestione patrimoniale, prodotti di investimento riservati ai clienti della banca.
  • Stabilità nel lungo periodo. Le banche con cui lavoriamo non cambiano le regole dall’oggi al domani, non chiudono i conti perché un algoritmo ha trovato qualcosa di insolito, non scompaiono o cambiano modello di business.

Le notizie delle ultime settimane – Revolut multata, Bnext chiusa, Bunq sanzionata per la terza volta – non sono episodi isolati. 

Sono il segnale che la pressione regolamentare sulle fintech europee è destinata ad aumentare, non a calmarsi. 

Parliamoci chiaro, chi ha il conto principale su queste piattaforme è in pericolo e chi ci tiene capitali rilevanti o ci fa transitare importi significativi sta assumendo un rischio che una banca vera non comporta.

Vuoi capire se la struttura bancaria che hai oggi è adeguata – o se stai tenendo patrimoni seri in posti che non sono stati costruiti per custodirlii?

Grazie al team di GloboBanks puoi ottenere un’analisi strategica gratuita della tua situazione

Uscirai dalla call sapendo quali banche con licenza piena sono compatibili con il tuo profilo, in quali giurisdizioni ha senso aprire un conto, quali sono i depositi minimi reali e le tempistiche concrete – e i nomi degli istituti che ti raccomandiamo, così da poter verificare in prima persona che si tratti di banche solide e di alto livello.

Rimandare e continuare con la struttura attuale ti può costare:

  • capitali bloccati nel momento peggiore, senza un interlocutore reale con cui risolvere il problema,
  • perdita di accesso a prodotti e servizi che le banche serie riservano ai propri clienti,
  • la scoperta – troppo tardi – che la piattaforma che usavi ha cambiato le regole, alzato i requisiti, o semplicemente chiuso i battenti.

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